lunedì 10 novembre 2008

Ciliberti vai a cagare


(foto tratta da Foggia&Foggia)

Articolo scritto da Don Fausto Parisi e pubblicato su L'ATTACCO dell'8 novembre 20o8



La lunga marcia di Obama è iniziata con uno slogan accattivante e tutto americano we can (noi possiamo). In questo e nella sua frase finale in America tutto è possibile si rinchiude il suo sogno americano di diventare presidente del più potente stato del mondo. Se vuoi ce la puoi fare. Così suona lo slogan di Obama.

Chiunque abbia soggiornato negli States per qualche tempo questa vibrazione la sente fin dentro le ossa. Te lo dicono dal primo giorno sei nel paese delle opportunità. Me lo ha detto il Vescovo di Candem al nostro primo incontro: “vieni da noi, che qui le opportunità non mancano”. Come è amaro al confronto il nostro meridionalistica e fatalistico “ma chi te lo fa fare”, “lascia perdere e tira a campare”. Sono due modi di affrontare la vita, quello del “domani è un altro giorno” e quello di chi fatalisticamente si aspetta sempre che qualcuno faccia qualcosa per lui, meglio se al suo posto, che gli tolga la fatica di provarci.

Quell’America che aveva votato Bush, per ben due volte, per l'evidente paura di cambiare, ci ha sorpresi di nuovo, ha voltato pagina in una notte indimenticabile, al pari della caduta del muro di Berlino. Ha votato con una maggioranza schiacciante per Obama, proprio per la voglia di cambiare e non ripiegarsi su se stessa. E’ un’America matura quella che esce dalla prova dell’11 Settembre e dai grigissimi anni di Bush. Un’America che prende il meglio dello spirito dei Padri Fondatori, pronti ancora una volta a stupire il mondo. E Obama è l'interprete di questo nuovo giorno americano.

Un sogno collettivo che si fa realtà. E’ bastata una generazione per portare il figlio di un povero emigrato keniota alla presidenza degli Stati Uniti. Cosa inimagginabile, cose da altri mondi. L’America delle mille contraddizioni, delle lotte raziali, l’America capace di uccidere i suoi uomini migliori, come M.L.King e i due Kennedy, l’America generosa che corre in soccorso dell’Europa per liberarla da una pazzia collettiva, e che perde la faccia in guerre impossibili e maledette come quella vietnamita e irachena, l’America che tiene soggiogata economicamente e politicamente i paesi latino americani, che suscita disprezzo e odio per tutto questo, ebbene questa stessa America oggi mostra al mondo che è ancora una volta capace di voltare pagina. We can, grida orgogliosa al mondo intero, strabigliandoci tutti. E’ quanto di più entusiasmante ci si possa aspettare dall’umanità. La capacità di sbagliare, di riconoscere i propri errori e di cambiare, sempre ricominciare, perché “domani è sempre un altro giorno”.

Al confronto i contorsionisti della politica locale e nazionale fanno pena se non tenerezza. Mai un volto nuovo, mai totalmente nuovo, pronto a cimentarsi in imprese da sogno. I nostri nuovi alla Agostinacchio e Ciliberti, sono stati solo capaci di farci rimpiangere i vecchi marpioni d’un tempo. Ce lo siamo forse dimenticati quel “Ciliberti c’è” che aveva tappezzato tutte le strade della nostra città. Si ostentava con tanta prosopopea il nulla. Non c'era nulla, come si scrisse allora e non si è fatto vedere nulla, come la storia documenta. Lo si sapeva legato mani e piedi ai poteri forti della città, sia economici che politici, e così è stato.

Per carità paragonare Agostinacchio e Ciliberti ad Obama sa di grottesco. I pagliacci non si paragonano agli eroi. Ma perché anche non non possiamo? Il nostro sistema politico, senza primarie, senza confronti veri, mai potrà arrivare agli apici americani.

Fra poco avremo le elezioni cittadine. Ho timidamente accennato a chi può che forse era il caso di cimentarci nelle primarie, all’americana. Mi hanno guardato con commiserazione. Che rabbia. Eppure non avevo chiesto la luna. Da noi le primarie? Mica siamo in America. Appunto. Da noi è non si cambia. Si ripete, si ricicla sempre. Perché nulla deve in ogni caso cambiare. Sono i partiti che ci devono rifilare i loro imbecilli galoppini e le loro mignottone, da proporre come ministri e ministre. Che pena. Ogni volta che dal gioioso sogno americano per troppo poco tempo assaporato mi riverso sulla tristissima realtà locale e nazionale mi domando come già in altri tempi “ma chi c…me lo ha fatto fare”. Misurarsi con la pochezza locale, la stupidità, la corruzione a tutti i livelli, il manovrare dei pezzenti, fa stringere il cuore. Ma per fortuna da qualche parte nel mondo c'è ancora chi sogna e chi è capace di trasformare i sogni in realtà. C’è ancora qualcuno capace di accendere un faro e gridare we can. E il cuore non può non riempirsi di gioia e di rinnovata passione.

Allora è vero. Se si è determinati, se si è decisi, davvero we can. Ce lo stavamo dimenticando. Questa sferzata di speranza materializzatasi l’altra notte sotto i nostri occhi ci incoraggia, oltre ogni nostra umana aspettativa. Agostinacchio, Lello di Gioia, Ciliberti e tutti quelli della vostra razza perdente e senza faccia né pudore, ma andate una buona volta a cag….

E voi giovani, “you can”, fatevi avanti. Obama insegna. Spazzate via con la forza della vostra età e dei vostri ideali questi cialtroni della cosa pubblica, che impunemente occupano posti che sanno di rapina. E qualcuno si ricandita pure? Mi viene un non so ché allo stomaco, da vomito biliare.

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