lunedì 3 maggio 2010

Lettera a Mongelli

Un mio amico, Giuseppe Ficarelli, ha scritto una lettera aperta al sindaco di Foggia Gianni Mongelli. E' lunga ma interessante, e mi pare possa essere un punto di partenza per un dibattito... Se volete aggiungete un commento, io ho inserito il mio...


Caro sindaco, sono un cittadino che alle ultime elezioni comunali ha votato per lei. È andata così anche a quella precedente e così via. Il mio voto è stato ed è un atto di fede, un’apertura di credito verso quella parte politica che ritenevo (e ritengo) in sintonia al mio concetto di bene comune. Converrà con me che la giunta precedente non è stata un fulgido esempio di buon governo, stante le pessime condizioni che lei ha ricevuto in “eredità”. Sicuramente ci saranno state le ragioni che hanno determinato tali condizioni, così come ci sono quelle che definiscono le attuali.
Alla giunta precedente è mancato soprattutto il coraggio. Quello che consente denunciare alla pubblica opinione la situazione reale. Le uniche novità che l’hanno distinta sono state i vari rimpasti di governo, la finanza dell’ente al collasso, episodi di scarsa sensibilità istituzionale tali da
richiedere l’intervento della magistratura. Insomma, una legislatura confusa e insignificante capace solo di deludere il rapporto di fiducia che la maggioranza dei foggiani aveva accordato al primo cittadino.
È stata la cronaca locale e l’azione giudiziaria l’unica fonte d’informazione per gli abitanti di questa sfortunata città. Sono mancate le notizie in presa diretta, quelle d’interesse collettivo riguardanti l’operato dei vari assessori e l’azione amministrativa dell’ente nel suo insieme. Non disinformazione ma assenza totale di notizie dirette, non mediate da pareri di parte o da punti di vista personali.
Costato che la situazione attuale non è molto diversa da quella passata! Perdura la scarsa sensibilità istituzionale; si dimentica che il mandato conferito dagli elettori al sindaco, grazie alla votazione diretta del medesimo, rappresenta un atto di fiducia, una sorta di contratto attraverso cui buona parte della città accorda al neoeletto primo cittadino il compito di “governare” la comunità a nome e per conto di tutti. Una sorta di amministratore delegato del “bene e dell’interesse comune”.
Un mandato al termine più che sine die nel corso del quale l’eletto deve dimostrare tutta la sua capacità e buona volontà per onorare gli impegni presi e il giuramento fatto. A fronte di tale compito è corrisposta un’indennità non da poco, adeguata agli obblighi da svolgere. In definitiva, caro sindaco, lei è collocata nel libro paga della comunità che deve amministrare, la medesima che le ha conferito il voto di fiducia.
I risultati della scorsa giunta e quelli dell’attuale, sia pure da pochi mesi, sono sotto gli occhi di tutti. Strade ridotte a colabrodo; immondizia lasciata a marcire per terra; contenitori inadeguati; raccolta differenziata latitante; addetti in rivolta; controllo del territorio inesistente; scarsi servizi sociali; pessime condizioni degli edifici scolastici; circolazione al limite del collasso; inquinamento acustico e atmosferico in continua crescita; verde pubblico divenuto ostaggio di dispute pretestuose.
In definitiva, una città messa male e rapinata della sua dignità. Non è tutto ma più che sufficiente a farsi un’idea di come (non) funzionano le cose.
Tale situazione è foriera di un profondo senso di scoraggiamento, di resa e disinteresse verso la “cosa pubblica”; sembra che l’indignazione sia diventata una professione di pochi. E’ una realtà che sconcerta, priva di prospettive, che segna il passo, blocca l’entusiasmo, impedisce pensare bene e sperare il meglio. È come se si fosse girato l’interruttore sulla posizione off; la città è piombata nel buio della vergogna, inerzia e passività. Manca ormai “la capacità di un soprassalto collettivo contro ciò che avviene sotto i nostri occhi”. Simile situazione favorisce solo il malaffare e il “fai da te”; una sorta di zona grigia ove cresce a dismisura il senso dell’impunità collettiva e individuale (veda il proliferare di ambulanti abusivi, le tante strutture più da supermercato che da ambulanti, vendita esponenziale di prodotti taroccati, ecc.). Si è persuasi che la politica sia simile a un male incurabile, inesorabile e pernicioso. Una classe politica capace solo di far lievitare il costo dell’apparato mentre diminuisce il valore e la capacità della sua azione. I dati dell’assenteismo all’ultima tornata elettorale sono esplicativi a riguardo.
Quando ho depositato la scheda di votazione nell’urna, non era questo che desideravo accadesse. Come me credo si trovi la maggior parte dei cittadini foggiani. No quelli schierati, di parte o che brigano per questo o quel padrino, per questo o quello schieramento ma cittadini liberi, consapevoli del proprio ruolo, coscienti di essere portatori sani di diritti e di doveri più che di favori. Insomma, quella parte sana della città, quella che non chiede e non da nulla di diverso dal consentito. Quella capace di avere ancora un soprassalto di dignità.
Di chi è la colpa di questo stato di cose? È necessario conoscere nome e cognome dei responsabili e i fatti che hanno determinato la situazione attuale. Basta con i silenzi, le menzogne o le mezze verità. È ora di sapere come realmente sono andate le cose.
Non appartengo al partito della gogna e non condivido il giustizialismo tout court, ma trovo vergognoso lo scadimento giornaliero cui assistiamo. Sembra una città alla deriva, priva di comune interesse e all’insegna dell’improvvisazione. È bastato il servizio su RAI tre di qualche tempo fa sulle condizioni vergognose della spazzatura in città, per assistere all’immediato intervento degli addetti. Se per ottenere un servizio dovuto è necessario far intervenire una rete della tv di stato, siamo messi veramente male!
Veda sig. sindaco, l’intervento della TV non era necessario; sarà pur vero che ha dato risonanza al problema, ma ha finito con lo svilire ancor più una città già provata. La notizia è arrivata nelle case di centinaia di migliaia teleutenti pugliesi. Così, mentre le altre città della nostra regione gongolano per le loro migliori condizioni di vita sociale, la nostra si copre di vergogna per l’incapacità a svolgere il minimo richiesto per definirsi una città “civile”.
Un consiglio: esca dal palazzo ove svolge le sue funzioni, vada in giro per la città. Parli con la gente comune e non soltanto con quelle abituate a costituire il codazzo. Si rechi nei mercati rionali, nelle periferie e nei quartieri dormitori. Faccia un sopralluogo nelle poche realtà produttive di questa città. Tocchi con mano il polso di questo capoluogo di provincia sottoposto a una costante spoliazione di servizi e funzioni; quello geograficamente più a nord delle città pugliesi ma che, di
fatto, è il sud più misero e arretrato. Apra gli occhi per guardare e vedere tutto ciò che c’è da
osservare. Dopo questa verifica torni nel palazzo, convochi i membri della sua giunta e racconti ciò che ha visto. Se qualcuno stenta a credere, rifaccia il giro con i miscredenti. Poi prenda una
decisione seria ricordando loro che essere seduti attorno a quel tavolo non è una condizione di
privilegio ma di servizio. Se qualche personaggio del suo “gabinetto” non volesse condividere
l’azione programmata, lo mandi a casa revocandogli il mandato ricevuto. Faccia capire con
chiarezza che la poltrona su cui siede non è nata per essere strumento di potere: essa sta lì perché chi la occupa, deve provvedere ai bisogni della comunità più che personali e che per tale impegno è pagato.
Se riesce difficoltoso prendere una decisione, concordare una strategia per avviare qualcosa di concreto, chieda consiglio a chi ha già affrontato e risolto numerosi problemi che strangolavano la città. Esempi di amministrazioni comunali virtuose non mancano: il suo collega Emiliano, sindaco di Bari città di 350 mila abitanti, sta governando bene una realtà difficile e più complessa della nostra. Chieda in giro, prenda consigli, dialoghi e cerchi di copiare la parte sana. Stabilisca un tavolo permanente, ove siano presenti tutti quelli che hanno potere di decisione: Prefetto, Questore, Presidente del tribunale, Presidente della Provincia, comandante dei vigili urbani, comandante del corpo di Polizia, dei Carabinieri e della Finanza, il presidente della Camera di Commercio e quanti sono capaci di fornire soluzioni operative per togliere dal sacco questa città, di svegliarci dal torpore. Semmai necessario metta in vendita i “gioielli di famiglia” dell’Ente che amministra.
Faccia cassa, proponga un progetto credibile, inventi qualcosa che vada oltre gli asfissianti confini fissati dal patto di stabilità dei comuni. Lei non si chiama Scapagnini e non è il sindaco di Catania.
Dal governo attuale non speri di ricevere qualcosa sebbene la riunione con i parlamentari di questa provincia. La frana di Montaguto e le decisioni prese dopo oltre un mese, nonostante la linea ferroviaria e la statale 90 interrotte, sono lì a significare la particolare disattenzione del governo per il meridione in generale e per la Puglia in particolare.
Sono consapevole che è finito il tempo delle vacche grasse, quello che ha consentito l’esternalizzazione di servizi essenziali affidate a società private, a numerose cooperative sorte come funghi. Cooperative di tutti i colori politici, alcune delle quali favorite da chi oggi ricopre un
posto di rilievo nella sua giunta. Verde pubblico, raccolta differenziata, parcheggi, manutenzione e pulizie degli edifici scolastici sono i servizi che mi vengono in mente. Sicuramente ve ne saranno
altri. Oggi assistiamo alle serrate sotto il palazzo di città promosse dalle medesime persone cui sono stati “girati” parte dei servizi citati. Scritte che evidenziano minacce, rivendicazioni, bisogni, disperazione e sconfitte.
Lei non è un amministratore della cosa pubblica per mestiere e neppure un politico in senso stretto; è divenuto tale per aver accettato una candidatura pesante e rischiosa. Da uomo razionale qual è faccia valere le sue peculiarità, segua l’interesse comune e lasci stare quelli di parte; esautori e denunci pubblicamente chi è contro di lei pur facendo parte della sua maggioranza. Lo può fare perché il sistema elettorale lo consente. Il sindaco è espressione di volontà collettiva degli elettori e chi non è con lei, allora è contro di lei e dell’interesse pubblico.
Che cosa ha da perdere? Non faccia come il precedente, eviti atteggiamenti timidi e inconcludenti. Le condizioni esistenti non consentono salvare capre a cavoli; non si può procedere
facendo finta di niente. Non si può governare il vuoto e la mediocrità. Il vuoto è solo a perdere e la mediocrità non è fatta per essere ricordata. Quest’ultima è premonitrice solo di attesa inutile, quella che porta a sperare qualcosa in un domani che non verrà mai.
È tempo di tracciare una rotta e proseguire per la stessa. Il rischio di trovare qualche tempesta è elevato, ma lei vada avanti ugualmente. In questo procedere non dimentichi mai di informare la sua città; lo deve per impegno e strategia. Continuare a fare l’amministratore della cosa pubblica è possibile solo ad alcune condizioni: decisione, iniziativa, coraggio, partecipazione e fiducia. In apertura ho citato che ho votato per fede dando credito al suo mandato. Sono due espressioni (fede e credito) che profetizzano la fiducia. Se lavora bene e alacremente per il bene di tutti, la fiducia inizialmente accordata a scatola chiusa, troverà legittimazione nella sua azione di governo. Non saranno i partiti, le varie liste e listarelle a darle conforto e riscontro. A sostenerla saranno i cittadini elettori, quelli che le hanno concesso fiducia e per i quali si sarà speso con la sua attività amministrativa. Non esistono scorciatoie. Veda ciò che è accaduto al suo predecessore, ma anche il successo del governatore Vendola e ne faccia tesoro. Quest’ultimo ha vinto le primarie e le elezioni successive perché la gente si è schierata dalla sua parte. L’altro invece è stato miseramente trombato alle successive votazioni provinciali. Allora, faccia qualcosa, qualcosa di serio e capace di riaccendere la speranza, l’orgoglio e il senso di appartenenza. Qualcosa che aiuti a ritrovare il senso delle cose per “capire come si deve stare al mondo, da che parte, con quali idee, quali speranze, quali gusti e disgusti” provare.
In allegato le volevo inviare una serie di foto contenente immagini di una città alla deriva, sporca e priva di servizi. Ho rinunciato perché è come sparare sulla croce rossa. Nel frattempo l’immondizia torna lentamente ad accumularsi quasi fosse una normalità ineluttabile. Mentre guardo lo sconcio della spazzatura per terra, leggo la cartella esattoriale che mi notifica la tassa di rimozione dei rifiuti solidi urbani. Trovo alquanto paradossale questa concomitanza. Mi si chiede di pagare un servizio che non c’è o, bene che vada, un servizio reso a segmenti: un giorno sì, dieci no!
Le municipalizzate AMICA, AMGAS, ATAF e il Comune di Foggia perché versano in
condizioni di sfascio economico? Chi paga o dovrebbe pagare tutto questo? Un vecchio detto recita: “Chi rompe paga e i cocci sono suoi”. Perché questa massima popolana non trova applicazione negli Enti pubblici? Verità, caro sindaco. Sola verità. Basta con i silenzi, realtà nascosta, menzogne e pseudo segretezza istituzionale. Queste cose generano solo sospetti, ambiguità e diffidenza. I cittadini hanno il diritto di sapere non fosse altro perché saranno chiamati a mettere mano alla tasca per corrispondere ai danni causati da altri; di chi è stato pagato lautamente per creare il disastro.
In attesa di riscontro mi consideri a sua disposizione. Nel frattempo le auguro tutto il coraggio richiesto dalle circostanze.

Giuseppe Ficarelli

PS. questa lettera sarà inoltrata anche ad alcune redazioni di giornali per necessità di trasparenza e correttezza.

6 commenti:

Sandro ha detto...

Ho letto alcuni articoli sul discorso di Mongelli all’inaugurazione della Fiera. Ha parlato dei problemi finanziari del Comune, ma non ha nemmeno la libertà di dire che è colpa dell’Amministrazione Ciliberti perché molti degli assessori ora sono consiglieri, e non può mettersi contro di loro, e probabilmente sono stati addirittura loro a proporgli la candidatura.

Servirebbe molto più coraggio, per dire chiaramente qual è la situazione, per denunciare (se necessario anche alla Magistratura) tutti gli sprechi che ci sono stati in questi anni, per mettere mano ad una situazione economica disastrosa...0

Ma non è questo che mi spaventa, è che anche io stesso quando ho letto per la prima volta la tua lettera ho pensato che quelle cose erano impossibili, come se la politica fosse riusciti a convincerci che non c’è spazio non solo per le utopie, ma anche per la giustizia e l’uguaglianza, e che le Amministrazioni “di sinistra” possono solo limitarsi a dare qualche euro per progetti di sviluppo o per iniziative culturali.

Ricordo quando insieme ad un gruppo di pacifisti fummo ricevuti da Ciliberti per la questione del monumento all’Aereo Militare: ci disse che costava 400 mila euro, che fosse stato per lui avrebbe bloccato tutto ma era un impegno di Agostinacchio, e che c’erano in mezzo i buoni rapporti con la Base Amendola...

Forse dovremmo ritrovare la forza di chiedere atti di coraggio, e forse dovremmo farcene venire un po’ di più anche noi, magari smettendo di aver paura di criticare le amministrazioni o i governi di sinistra solo per paura che vengano sostituiti dalla destra...

Alberto Mangano ha detto...

Complimenti al sig. Ficarelli per l'analisi corretta e precisa. Questa è una città dove si pensa solo a costruire dimenticando che tra non molto non ci saranno neanche più i soldi per acquistare tutti questi alloggi. La città è mossa da un'economia che la sta facendo sprofondare sempre più in basso, una città che paga oggi un prezzo salato per amministrazioni allegre che hanno sperperato tutto. Per amministrare ci vuole lungimiranza e spirito di servizio e a Foggia queste qualità latitano.
Complimenti ancora
Alberto Mangano

M ha detto...

400 mila euro per l'aereo militare? caspita, speriamo solo che non "imploda" come il calice di Toyo Ito di Pescara, costato oltre un milione e imploso per il freddo dopo pochi giorni :) http://www.piazzarossetti.it/e_view.asp?E=49964

Pino Ficarelli ha detto...

Sono l'autore della lettera e aggiorno la situazione. Mi è arrivato una mail dal comune di Foggia ove mi si dice che il sindaco "avrebbe piacere" di incontrarmi personalmente.
Va dato atto di sensibilità istituzionale al primo cittadino. Ovviamente ho risposto che sono disponibile all'incontro e che volevo sapere qualcosa sull'organizzazione dello stesso.
segue comunicazione di come sono andate le cose. Ringraziom coloro che hanno lasciato un commento.

A. Nigri ha detto...

E gli anni passano e i bimbi crescono le mamme imbiancano… (Son tutte belle)

Passano gli anni ma invece qui le cose non cambiano. La gente ormai ammuffita da troppi anni di stasi naviga nell’apatia e nella sfiducia.
All’orizzonte non si intravedono traguardi, nuove idee, forme di sviluppo.
Troppo comodo bypassare le problematiche con la frase “non ci sono fondi”.
Bisogna avere il coraggio di rendere partecipe i cittadini su come stanno realmente le cose, fornendo i nominativi dei fautori che hanno portato a questo notevole disavanzo, siano di questa o dell’altra parte e trovare IMMEDIATE soluzioni di ripresa per evitare che ci definiscano cadaveri in una città che non c’è più.

A. Nigri

Sandro ha detto...

bene Pino, tienici informati sugli sviluppi della vicenda, lo sai che su BenFoggiaNius hai tutto lo spazio che vuoi...